King of pizza, parla il giudice Daniele Bartocci: “ne vedremo delle belle”

Dopo il successo dello scorso anno, King of Pizza, giunto alla sua seconda edizione, è pronto a tornare. Nato dall’idea di Dovilio Nardi, fondatore e presidente della Nazionale italiana pizzaioli, sono in molti in attesa di scoprire chi salirà sul trono del Re. King of Pizza 2, ricordiamo, sarà composto da 20 puntate tra fasi iniziali e finalissima. In onda prossimamente su Sky, Canale Italia, sarà visibile successivamente anche sul canale YouTube di NipFood.

Ad eleggere il nuovo Re sarà una giuria d’eccezione composta, tra gli altri, da Dovilio Nardi, Presidente Nip, Antonio Sorrentino, Executive Chef della catena ‘Rossopomodoro’, chef Sergio Ferrarini (Responsabile MARR Academy), Emilio Vattimo (Nip World MasterChef), il Vice-Presidente Nip Matteo Giannotte e il pluripremiato giornalista Daniele Bartocci (Sviluppo Nuovi Mercati Tre Valli Cooperlat).

Proprio Daniele Bartocci ci ha rilasciato un’intervista nel corso della quale ha parlato della sua nuova esperienza in veste di giudice.

Ecco le sue dichiarazioni!

  1. Giornalista, blogger, consulente finanziario, sviluppatore nuovi progetti/mercati in Tre Valli Cooperlat e ora giudice del programma King of Pizza, raccontaci qualcosa di quest’ultima esperienza. King of Pizza è un programma di pizza gourmet ideato dalla Nazionale Italiana Pizzaioli. Sono stato scelto, del tutto inaspettatamente, in giuria insieme a personaggi del calibro di Edoardo Raspelli (famoso giornalista Mediaset ex Mela Verde e critico enogastronomico), Antonio Sorrentino (Executive Chef Rosso Pomodoro) e Dovilio Nardi (Presidente Nazionale Italiana Pizzaioli). Il programma vede 60 tra i migliori pizzaioli italiani sfidarsi per il titolo di Re della Pizza. 20 puntate, girate nel castello di Gourmelandia di Forlì, in cui ci sarà da divertirsi. Ne vedremo davvero delle belle. Come giornalista valuterò non solo la qualità del prodotto, ma anche l’estetica del piatto e la sapiente esaltazione, da parte di ciascun maestro pizzaiolo, dei valori del Made in Italy.

  2. In rappresentanza, ricordiamo, di Tre Valli Cooperlat nel 2019 hai ritirato il prestigioso Nip International Award. Quanto incide il tuo ruolo manageriale nel giudicare i vari concorrenti del programma King of Pizza? In azienda mi occupo di Sviluppo nuovi Mercati dopo un percorso da ispettore nell’organigramma commerciale. Nel 2019 ho ritirato insieme al responsabile vendite il premio Nip dedicato alle eccellenze italiane. Da un premio all’altro in poco tempo: da Nip International Award a King of Pizza. Non me la sarei mai aspettato. L’imparzialità, l’obiettività e il rigore saranno, senza sé e senza ma, gli elementi che mi contraddistingueranno di più nel programma in cui metterò in discussione, pizza dopo pizza, piatto dopo piatto, il mio esigente palato.

  3. Soffermandosi su King of Pizza è un programma sulla pizza gourmet, unico nel suo genere. Cosa ti ha colpito maggiormente dei talentuosi pizzaioli che hanno deciso di mettersi in gioco e quale consiglio daresti loro? Non mi sento di dare loro consigli, sono bravissimi maestri pizzaioli, accuratamente selezionati, e confermeranno ancora una volta in trasmissione il loro valore. Di loro mi hanno colpito molto la velocità e la tecnica di preparazione del prodotto: dovranno giocare col sangue agli occhi evitando disattenzioni. Sanno bene che ogni tipo di passo falso è vietato. D’altronde si gioca per ottenere l’ambizioso titolo di King of Pizza che l’anno scorso finì al maestro pizzaiolo di Sassari Matteo Sanna.

  4. La cucina italiana è amata e apprezzata in tutto il mondo, con la pizza che si rivela essere senz’ombra di dubbio uno dei cavalli di battaglia. Delizie del Gusto sostiene che la felicità passi (anche) dal piatto. Tu cosa ne pensi? Concordo pienamente con questo motto. Un piatto ricercato, raffinato, ben curato e servito al cliente finale non può che soddisfare a pieno ritmo il concetto di customer satisfaction. Quando il piatto diventa un’opera d’arte, un qualcosa di gourmet, un capolavoro, il cliente finale sarà felicissimo e potrà sognare ad occhi aperti, cavalcando un fantastico viaggio culinario in grado di soddisfarlo fino in fondo. È questo il mio pensiero generale sull’arte del cucinare.

  5. Laureato in economia e con una lunga carriera in ambito giornalistico, sei stato etichettato come il “giovane giornalista italiano pluripremiato”: come riesci a conciliare questi due mondi? Sin da piccolo, durante la mia vita privata, sono stato un appassionato di giornalismo e mi sono voluto immergere in questa avventura da giornalista, inizialmente al servizio di settimanali e quotidiani marchigiani, ma anche con testate specialmente sportive, realizzando nel contempo telecronache e radiocronache sportive a livello nazionale. Quindi l’esperienza come addetto stampa della Jesina in serie D e pian piano sono riuscito a vincere una lunga serie di premi che mai mi sarei aspettato di ottenere, senza alcun briciolo di raccomandazione, tengo a sottolinearlo. Con la Tre Valli ho iniziato l’attività nel 2017, inizialmente da ispettore, senza mai tralasciare questa forte passione per il giornalismo che mi ha portato negli ultimi tempi a vincere premi importanti come quello di miglior giornalista sportivo giovane (premio Cesarini) e di miglior blogger sportivo 2020 (Blog dell’Anno 2020), oltre ad essere negli anni ospite di programmi tv come Tvrs, Telestense e Rtl 102.5 e ad essere stato premiato sia ad Overtime Festival (Festival Nazionale Giornalismo Sportivo e Racconto Sportivo) sia dal Ministro Spadafora e dal Presidente Malagò nel 2020 e nel 2019 al premio Myllennium Award di Roma all’Accademia di Francia.

  6. Tuo zio è stato un noto corrispondente Rai e giornalista, Giuseppe Luconi. Quanto ha inciso sulla tua vita professionale? Lui mi ha insegnato ad affrontare fin da piccolo il percorso giornalistico con umiltà e senza voli pindarici. I suoi tre fondamentali slogan non li dimenticherò mai: “essere onesti con se stessi per poterlo essere con i lettori; avere le idee chiare per poter scrivere con chiarezza e farsi capire da tutti; sforzarsi a capire che il giornalismo non è un privilegio ma un servizio da esercitare con sacrificio e tanta umiltà”. Credo e spero che dall’alto dei cieli possa essere felice di quanto sono riuscito a fare, nel mio piccolo, in una regione non di certo gigantesca come le Marche. A zio Giuseppe Luconi abbiamo anche dedicato, come famiglia, l’anno scorso il Premio Giornalismo Nazionale Giuseppe Luconi patrocinato da Comune Jesi e Ordine Giornalisti Marche.

  7. Nonostante la giovane età hai ricevuto già diversi riconoscimenti. Cosa significano tali attestati di stima? Vincere il premio di miglior giornalista giovane (Premio Renato Cesarini 2020), davanti a una platea di lusso e a giornalisti di Sky e Mediaset, ha rappresentato per me qualcosa di indimenticabile. Così come il premio di miglior blogger sportivo 2020 (Blog dell’Anno ideato da Superscommesse, il più importante riconoscimento per blogger sportivi) e tra gli altri il premio Myllennium Award sia nel 2019 che nel 2020 in collaborazione col Coni, premiato nell’occasione dal Presidente Coni Malagò e dall’allora Ministro Spadafora. Credo sia stata apprezzata la mia sincerità nello svolgere l’attività giornalistica e soprattutto l’obiettività, la tempestività, l’originalità e il rigore con cui ho sempre cercato di affrontare eventi ed analisi di vario genere.

  8. Nel 2021, inoltre, hai pubblicato un libro intitolato Happy Hour da fuoriclasse al BarTocci… A dire il vero un esperimento più goliardico che letterario. 212 pagine in cui ho cercato di affrontare da un altro punto di vista il panorama del giornalismo, della comunicazione e dello sport business, con un focus particolare sul primo anno italiano di Julio Velasco (volley jesino 1983). Ho avuto la fortuna di avere mio zio Alberto Santoni primo vice-allenatore italiano di Julio Velasco con la matricola Tre Valli Jesi in serie A2 nel 1983 e per questo ho voluto approfittare per rivivere aneddoti emozionanti di quegli anni.

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